lunedì 18 giugno 2012

Tennis: cambia o resti indietro

Il tennis è cambiato. Non tanto con il passaggio dalla racchetta di legno a quella metallica, ma con la diffusione del formato “oversize”, messo a punto dalla Prince. Un collaboratore della Prince, il professore del Dipartimento di fisica e astronomia dell’università della Pensilvania, Howard Brody, ha scritto un libro tuttora di grande attualità, “Tennis science for tennis players”, dove affronta l'applicazione di metodi sperimentali, tecniche computerizzate, e le leggi elementari della meccanica per un’indagine di quei parametri che influenzano il risultato di eventi sportivi. Studiando in particolar modo le apparecchiature utilizzate nel tennis, ha approfondito l’interazione di base tra la palla e la racchetta e la palla e il campo. I nuovi e interessanti risultati conseguiti hanno permesso di mettere a punto racchette migliori.
La trasformazione pratica dei concetti esposti nell’opera di Brody è stata adottata dalla maggior parte dei tecnici anglosassoni, sempre all’avanguardia nel settore, tra cui Brad Gilbert e Cuck Kriese e riguardano principalmente l’altezza migliore per colpire la palla e le migliori parabole da ottenere.
I risultati si vedono maggiormente nei giocatori del giorno d’oggi, dove è fondamentalmente cambiato il colpo del dritto e il gioco di gambe: si gioca con il corpo. Il corpo si proietta verso la palla attraverso i fianchi (destro per i destri e sinistro per i mancini), creando così le condizioni per un impatto più potente e più aggressivo rispetto al vecchio sistema del colpo eseguito con le gambe incrociate. Se si giocasse con grande potenza con una racchetta oversize il colpo finirebbe certamente fuori dal campo di almeno quattro metri, a causa dell’allungamento della traiettoria. Con l’open stance (la posizione delle gambe) al momento del rimbalzo, è possibile raccogliere la massima potenza dal ginocchio all’anca e trasferirla nel colpo. Questo perché l’open stance, nella sua fase esecutiva e finale, è più breve della close stance e quindi ne deriva contemporaneamente un accorciamento della lunghezza del colpo ma una maggiore potenza. Ecco perché i giocatori odierni praticano un tennis di potenza molto all’interno del campo di gioco. Questo è il tennis di oggi.

Italia-Germania ’70: la partita del secolo

All’esterno dello Stadio Azteca di Città del Messico è appesa una targa commemorativa che recita: Lo Stadio Azteca rende omaggio alle squadre di Italia (4) e Germania (3), protagoniste, nel mondiale del 1970, della “partita del secolo” - 17 giugno 1970.

La targa è stata apposta dai tifosi messicani, entusiasti della partita di semifinale disputata fra l’Italia e la Germania ovest nella Coppa del mondo di calcio del 1970. La partita si è giocata mercoledì 17 giugno 1970 ed è stata vinta dall’Italia per 4-3.
Ma perché questa partita di calcio è stata definita la partita del secolo? Italia-Germania ovest è una partita che, sul piano dell’impatto culturale, può essere considerata una delle partite più emozionanti e influenti della storia del calcio: gli spettatori, che rimasero incollati al televisore fino a notte tarda, la apprezzarono perché ruppe gli schemi classici annullando completamente la tattica a favore dell’antagonismo più puro. Insomma si è giocato male, le reti segnate furono fortunose (due autogol italiani e uno tedesco) ma la gente impazzì. Come poi commenterà Gianni Brera: “Noi abbiamo rischiato l’infarto, non per scherzo, non per posa (un banchiere italiano che seguiva la partita da Montevideo fu fulminato da un infarto, ndr). Il calcio giocato è stato quasi tutto confuso e scadente, se dobbiamo giudicarlo sotto l’aspetto tecnico-tattico. Sotto l’aspetto agonistico, quindi anche sentimentale, una vera squisitezza, tanto è vero che i messicani non la finiscono di laudare”.


Dunque, per i “puristi” della disciplina, un mezzo disastro; ma per i tifosi messicani, che, a detta dei tecnici, di calcio poco ne masticavano, un tripudio di spettacolo e battaglia, esattamente in linea con il gusto latino-americano.
La partita divenne un film, una commedia, un libro, una trasmissione televisiva, rievocata dal 12° volume della Raccolta dei 110 anni di gloria del Corriere della Sera. In Italia rappresentò la riscossa di una generazione che fece della lotta la propria ragione di vita, con i movimenti studenteschi del ’68.
Nel nostro paese si iniziò a vederla il 18 giugno, perché per la differenza di fuso cominciò dopo la mezzanotte: il numero di spettatori arrivò a sfiorare il record di ascolto dello sbarco sulla luna dell’anno precedente. La Germania era fiduciosa, aveva stravinto il girone eliminatorio, tutti la davano per favorita; l’Italia non aveva brillato nel girone eliminatorio: anche se passati per primi, gli italiani avevano vinto solamente una partita (1-0 contro la Svezia).
La tensione prima dell’incontro tocca il livello massimo quando il ct Ferruccio Valcareggi deve a decidere se schierare l’interista Sandro Mazzola o il milanista Gianni Rivera, colpito nelle prime giornate dal male di Montezuma. Arriva solo alla vigilia la sentenza del ct: un tempo per uno, sarà staffetta.
Dopo otto minuti di gara arriva il primo gol italiano: Roberto Boninsegna (Boninmba) approfitta di un assist di Gigi Riva e tira una saetta. Da qui l’Italia si chiude in difesa per il resto dei tempi regolamentari, con soli alcuni insidiosi contropiede e molti interventi decisivi del portiere Enrico Albertosi, forse il migliore in campo. Al secondo minuto oltre il tempo regolamentare arriva il pareggio dei tedeschi con Karl-Heinz Schnellinger, che segna il suo primo e unico gol in 47 partite in nazionale.


Si arriva così ai tempi supplementari, i veri protagonisti della gara per la densità di emozioni. Al 94’ la Germania si porta in vantaggio con il gol di Gerd Müller, che sfrutta una distrazione della difesa italiana. Il difensore italiano Tarcisio Burgnich (secondo e ultimo gol in nazionale in 36 partite) risponde approfittando di uno svarione della difesa tedesca. Si è di nuovo in parità, fino al minuto prima della scadenza del primo tempo supplementare, quando un assolo di Gigi Riva in contropiede riporta l’Italia in vantaggio.
Al quinto minuto del secondo tempo supplementare, su una palla proveniente da un calcio d’angolo, Müller interviene di testa  trovando uno spiraglio fra Gigi Riva (sulla linea di porta) e il palo. Albertosi non nasconde il disappunto nei confronti del compagno: quell’errore può costare la possibilità di arrivare in finale.
Ma dopo appena un minuto, un’azione accompagnata dal coro dello stadio consegna la vittoria all’Italia: la palla è rimessa dal centro campo, si contano undici passaggi, nessun intervento dei tedeschi. Rivera di piatto supera Mailer e mette fine alla partita: l’Italia, dopo 32 anni, entra in finale di Coppa Rimet.

lunedì 11 giugno 2012

Boat Race Oxford-Cambridge, una regata dal sapore antico

Ogni anno, dal 1856, le università britanniche di Oxford e Cambridge si sfidano in una delle più celebri gare di canottaggio del mondo, la regata Oxford-Cambridge sul Tamigi o, come la chiamano semplicemente gli inglesi, la Boat Race.


Le due università vantano da sempre una tradizionale competizione, in quanto sono le due più antiche e prestigiose università britanniche, nate una dalla costola dell’altra.
L’università di Oxford, la cui data di fondazione rimane incerta, ma di cui esistono prove dell’esistenza a partire dall’anno 1096, fu smantellata  nel 1209, a seguito dell’uccisione di due studenti accusati di aver commesso dei crimini. Dopo questo fatto, un gruppo di studenti si rifugiò a Cambridge per dar vita alla fondazione della seconda università più importante del Regno Unito. L’università tornò poi a Oxford il 20 giugno del 1214, grazie allo statuto negoziato da un delegato papale.
La tradizionale gara, però, debutta il 10 giugno del 1829 con la vittoria di Oxford, e solo dal 1856 diventa un appuntamento annuale. Fino a oggi si sono tenute 158 edizioni. Le quattro che si sono svolte durante la seconda guerra mondiale (1940, 1943, 1944 e 1954) non sono considerate ufficiali. L’albo d’oro vede in testa l’equipaggio di Cambridge con 81 vittorie contro le 76 di Oxford.
Il tragitto da percorrere copre 4 miglia e 374 iarde, pari a 6.799 metri, quindi comporta un grande sforzo fisico. L’equipaggiamento comprende otto vogatori e un timoniere (“otto con”). I due equipaggi (Light Blue di Cambridge e Dark Blue di Oxford) possono da sempre contare su alcuni tra i più grandi canottieri del mondo, compresi campioni olimpici.
Nel 2012 la competizione si è svolta il 7 di aprile ed è stata vinta da Cambrigde: è stata interrotta per circa mezz’ora a causa di un uomo che si è buttato nel Tamigi disturbando la gara.

venerdì 8 giugno 2012

L’impugnatura del servizio e della voleé: la continental

In questo tipo di impugnatura, che è chiamata anche “a martello”, la mano è posizionata quasi tutta sopra il manico, con una piccola parte dietro, esattamente come si tenesse in mano un martello. La “V” che si forma fra il pollice e l’indice corrisponde all’angolo dell’ottagono del manico tra il lato “top” e lo smusso n. 4. La base del dito indice corrisponde allo smusso n. 1 (n. 4 per i mancini). 


È l’impugnatura di base per il servizio, sebbene alcuni principianti utilizzano per la battuta la stessa impugnatura del diritto. Viene usata anche per altri colpi, come le voleé, lo smash e la smorzata.
Se usata per il diritto, nel momento dell’impatto il piatto corde incontra la pallina dall’alto e da dietro, ma nel tennis moderno è praticamente impossibile trovare giocatori che la utilizzano per questo colpo. Per il diritto da fondocampo, infatti, con questa impugnatura è molto difficile mantenere l’ovale della racchetta perpendicolare al terreno per ottenere un colpo piatto, mentre imprimere effetti rotatori di topspin è praticamente impossibile.
Più frequente l’utilizzo per il rovescio, soprattutto per il backspin, perché permette di incontrare la palla col giusto orientamento del piatto corde utile per dare il taglio.
Nel servizio permette di ottenere un colpo in uscita molto potente, senza costringere il polso a flessioni innaturali, ed è l’unica impugnatura che permette di effettuare servizi a effetto.
Per quanto riguarda la voleé, la continental si adatta sia al colpo di diritto sia a quello di rovescio. Questo fattore è molto importante perché quando si è a rete il cambio di impugnatura fa perdere alcune frazioni di secondo.

giovedì 7 giugno 2012

Grip e overgrip

Smontaggio del grip
Il manico grezzo della racchetta è coperto da un nastro chiamato “grip”, che può avere uno spessore variabile a seconda dei modelli e delle marche (normalmente tra 1,5 e 2,5 mm.). La scelta dello spessore del grip è molto individuale e deve soddisfare le sensazioni personali dei giocatori.
Gli spigoli del manico, infatti, si devono sentire perché sono il riferimento dell’impugnatura, ma non devono far male. Lo spessore finale del manico deve consentire una presa comoda, giusta per la dimensione della mano.
Solitamente il grip è fissato alla base della racchetta con delle graffette e sul manico con dell’adesivo. Prima di sostituire il grip è necessario rimuovere il precedente e pulire bene il manico. Il grip si monta di sbieco e si fissa nella parte finale con il gommino in dotazione. Se non si vuole usare la cucitrice per fissarlo in partenza, è necessario che il primo giro sormonti completamente la parte iniziale del grip, che è quella tagliata di sbieco.


Il senso di avvolgimento del grip varia a seconda che il giocatore sia destro o mancino. Per i destri, tenendo la racchetta con la mano sinistra col piatto corde rivolto verso il basso il senso di avvolgimento è antiorario.
Una volta coperto bene il tappo alla base del manico (che non deve rimanere scoperto altrimenti rischia di provocare vesciche o ferite) il grip si avvolge a spirale sovrapponendo il bordo inferiore (3/4 millimetri).
Una volta coperto tutto il manico si può eseguire un taglio di sbieco sull’ultimo pezzettino di nastro e fissarlo con la banda adesiva in dotazione. Poi si riposiziona il gommino elastico sopra la bandina adesiva.
L'overgrip
Sopra il grip si monta l’overgrip, un nastro sottilissimo destinato a usurarsi frequentemente con il sudore della mano. L’overgrip si monta allo stesso modo del grip, ma non necessita di graffette e forbici.
È possibile cambiare l’overgrip velocemente durante il cambio di campo.
In commercio esistono tantissimi modelli di grip (lisci, zigrinati, leggermente imbottiti).
Alcuni svolgono anche la funzione di overgrip, ma per giocatori che stanno molte ore in campo è meglio utilizzare l’overgrip, in modo da poterlo cambiare spesso e velocemente.
Montaggio dell'overgrip

Le Carte federali

In Italia, tutta l’attività dilettantistica è disciplinata dalle Carte federali redatte dalla Federazione italiana tennis. Le Carte federali si occupano di fissare le regole di tutto quanto concerne il mondo del tennis dilettantistico. Oltre allo statuto della Federazione italiana tennis e i principi che devono ispirare gli statuti degli affiliati, le carte federali comprendono:
- il regolamento organico, ossia l’organizzazione interna della Federazione, le cariche e le norme per le nomine dei responsabili;
- il regolamento degli ufficiali di gara (ovvero le figure che si occupano di assicurare lo svolgimento delle manifestazioni agonistiche) che fissa le loro qualifiche e i loro compiti;
- il regolamento sanitario, ovvero tutte le norme nazionali e regionali vigenti sulla tutela sanitaria e la composizione e i compiti della commissione medica federale;
- le regole di gioco
- il regolamento tecnico sportivo

Il tennis e l’orologio/1

Se mentre ti stai allenando il tuo maestro ti chiede: “A che ora hai colpito la pallina?”, non guardare l’orologio che hai al polso. Non è quella l’ora che vuole sapere.
Nel gioco del tennis l’orologio serve come riferimento a svariate situazioni, fra cui il semicerchio ideale intorno al corpo entro cui si muove il braccio per colpire la pallina. Parlando sempre di giocatori destri, come si può vedere in figura, le ore 12 sono poste esattamente davanti al giocatore, le ore 3 in corrispondenza dal braccio destro steso e tenuto in linea con la riga di fondo per il colpo di diritto, e le ore 9 il punto sinistro in linea con la riga di fondo per il colpo di rovescio.
Durante l’esecuzione dei colpi il braccio copre una porzione di questo semicerchio. Nel colpo di diritto, per esempio, la preparazione avviene dietro al corpo, oltre le ore 3. Poi il braccio si muove fino a impattare la palla: l’impatto può avvenire dalle 3 alle 12, dopodiché il braccio prosegue la sua corsa ben oltre il punto di impatto. Per il rovescio sarò lo stesso: preparazione oltre le ore 9, impatto dalle ore 9 alle ore 12, prosecuzione della corsa del braccio.
A seconda di dove si colpisce la palla rispetto al corpo, si ottengono colpi e traiettorie differenti. Per ora ci accontentiamo di segnalare che, nel tennis moderno, la palla viene colpita molto davanti al corpo. Per il diritto, se vogliamo imparare a colpire la palla in avanti, dobbiamo cercare di prendere come riferimento la porzione del semicerchio che va dalle ore 2 all’una. Per il rovescio, la zona sarà dalle ore 10 alle 11. Impattare la palla in queste zone significa fare il primo passo verso il tennis moderno.


Parlando delle traiettorie che prende la palla in relazione all’”ora” in cui viene colpita, diciamo che questa non è l’unica variabile in campo. A determinare il tipo di colpo e la sua traiettoria, sono fondamentali, oltre al punto di impatto rispetto al corpo, anche l’inclinazione del piatto corde e l’angolo della palla in arrivo. Inoltre, va considerato che la racchetta sta a contatto della pallina per qualche secondo durante l’impatto: in questa frazione di tempo la racchetta “manovra” sulla palla, perché il braccio esegue un determinato movimento.

mercoledì 6 giugno 2012

L’impugnatura della racchetta

L’impugnatura della racchetta è fondamentale nel tennis, perché determina il modo in cui la palla viene colpita, ovvero definisce l’angolo che assume la testa della racchetta al momento dell’impatto.
Esistono vari modi (tutti validi) per impugnare la racchetta, sia per il diritto sia per il rovescio, e ognuno di questi modi determina il tipo di colpo tirato. Da come un giocatore impugna la racchetta si può determinare a priori che tipo di tennista è: per esempio se è un giocatore con colpi arrotati o un giocatore “piatto” (cioè che tira colpi senza troppe rotazioni).
Naturalmente l’impugnatura che ci sarà più consona, andrà a favorirci in alcuni tipi di colpi e a svantaggiarci in altre situazioni. Il giocatore professionista con una grande varietà di colpi è in grado di cambiare impugnatura a seconda della situazione e del colpo che indente tirare.
Per distinguere i vari tipi di impugnatura si mette in relazione l’ottagono del manico della racchetta con il “cuscinetto” posto sotto l’indice della mano: a seconda del punto dell’ottagono del manico (ovvero in corrispondenza di quale spigolo) si trova questa parte della mano si classificano i vari tipi di impugnatura.
Per riferimento si prende l’ottagono alla base che è sviluppato per tutta la lunghezza del manico.


Quando si impugna la racchetta, la “V” che si forma fra il pollice e l’indice va messa in relazione con gli spigoli dell’ottagono.


Le impugnature classiche del diritto sono classificate a seconda dell’angolo in cui viene a trovarsi la “V”. Partendo dal primo spigolo in alto a sinistra avremo l’impugnatura continental, la eastern, la semi-western e la western. In aggiunta, tra la eastern e la semi-western, esiste la strong eastern, un’impugnatura che non appartiene al repertorio classico, ma è solitamente usata dai giocatori più abili.


L’impugnatura eastern è la più semplice, ed è quella che i maestri insegnano nelle prime fasi di apprendimento. Nella fase agonistica, invece, quando è necessario imparare a dare rotazioni per imprimere velocità pur mantenendo la palla in campo, si potranno imparare le altre impugnature.
L’impugnatura più versatile, comunque, rimane la eastern, o, al massimo, la strong eastern più vicina allo spigolo della eastern.
Per il rovescio, avremo le impugnature eastern, strong eastern e semi-western, per il rovescio a una mano. Le prese bimani sono essenzialmente due:
1. mano destra continental - mano sinistra eastern di diritto;
2. mano destra eastern di rovescio – mano sinistra eastern di diritto.

lunedì 4 giugno 2012

Racchette Head YouTek IG Radical

La linea Radical da sempre assicura versatilità di gioco, rendendola adatta ai giocatori che amano variare molto i colpi. Anche la Radical è stata aggiornata con la tecnologia Innegra, una delle fibre più solide e leggere al mondo, che garantisce maggiore stabilità e sensibilità di gicoo.

Head YouTek IG Radical MidPlus
La MidPlus è il fiore all’occhiello della linea Radical, capace di garantire un gioco aggressivo e fluido. Destinata a giocatori a tutto campo, che amano pressare da fondo e scendere a rete a prendersi il punto. Il piatto corde da 98 pollici assicura estrema potenza e lo schema corde un ottimo controllo. Il bilanciamento in testa e il peso sotto i 300 grammi garantisce un attrezzo maneggevole e bilanciato che non affatica il braccio.
Head size: 98"
Peso: 295 grammi
Lunghezza: 27"
Bilanciamento: 325 millimetri
Profilo: 21.5 millimetri
Schema corde: 18x20
Tensione consigliata: 24 +/- 2kg
Corde consigliate: Power Fusion

Head YouTek IG Radical OS
La Racidal OverSize ha un pìatto corde generoso di 107 pollici capace di perdonare ance i colpi decentrati e assicura potenza anche se la preparazione non è stata perfetta. Adatta ai giocatori di fondo che vogliono un impatto sicuro sulla palla.
Head size: 107"
Peso: 295 grammi
Lunghezza: 27"
Bilanciamento: 320 millimetri
Profilo: 21.5 millimetri
Schema corde: 18x19
Tensione consigliata: 25 +/- 2kg
Corde consigliate: Power Fusion

Head YouTek IG Radical Pro
La Radical Pro, la più aggressiva della famiglia Radical, è la racchetta scelta da Andy Murray per la stagione 2012. La potenza e la profondità sono assicurate dal peso e dallo schema corde che la rendono un attrezzo adatto ai giocatori che pressano l’avversario da fondo campo. La Radical Pro si adatta perfettamente al gioco moderno basato sulla rotazione dei colpi sia al gioco classico che predilige colpi piatti.
Head size: 98"
Peso: 310 grammi
Lunghezza: 27"
Bilanciamento: 320 millimetri
Profilo: 21.5 millimetri
Schema corde: 16x19
Tensione consigliata: 25 +/- 2kg
Corde consigliate: Power Fusion

Head YouTek IG Radical S
Novità assoluta della linea Radical, il modello S, con il piatto corde da 100 pollici e il peso ridotto di 280 grammi, è l’occasione per tutti i giocatori di impugnare una racchetta Radical, anche ai giovani giocatori che stanno crescendo. I colpi escono dalle corde con potenza ma il braccio non sarà affaticato neanche dopo diverse ore di gioco. Il comfort è ai massimi livelli.
Head size: 100"
Peso: 280 grammi
Lunghezza: 27"
Bilanciamento: 320 millimetri
Profilo: 23.5 millimetri
Schema corde: 16x19
Tensione consigliata: 26 +/- 2kg
Corde consigliate: Power Fusion

Head YouTek IG Radical Lite
Con i suoi 250 grammi di peso, la Lite è la più leggera della famiglia Radical, perfetta per i giovanissimi che impugnano la loro prima racchetta da adulto e per le donne con scarsa abitudine ai grossi pesi. La misura dell’ovale perdona anche i colpi non perfettamente centrati.
Head size: 100"
Peso: 250 grammi
Lunghezza: 27"
Bilanciamento: 340 millimetri
Profilo: 23.5 millimetri
Schema corde: 16x19
Tensione consigliata: 26 +/- 2kg
Corde consigliate: Power Fusion

sabato 2 giugno 2012

Organizzazione e promozione del tennis dilettantistico

La promozione dello sport dilettantistico in Italia fa capo al Coni, il Comitato olimpico nazionale, che a sua volta è parte del Comitato olimpico internazionale (Cio). Il Coni è un’organizzazione nata nel 1914 con lo scopo, in generale, di promuovere la massima diffusione dell’attività sportiva sul territorio attraverso le federazioni sportive nazionali e, in particolare, per preparare gli atleti per la partecipazione alle olimpiadi. Come forma giuridica il Coni è un ente pubblico posto sotto la vigilanza del Ministero per i beni e le attività culturali. In pratica il Coni è la confederazione delle federazioni sportive e delle discipline associate, che vigila e regola l’esercizio delle attività sportive, si fa garante del Codice di comportamento sportivo e dei controlli antidoping. Attualmente il Coni riconosce 45 federazioni sportive, 19 discipline associate, 14 enti di promozione sportiva nazionale e uno territoriale, e 19 associazioni benemerite. A questi organismi aderiscono oltre 95 mila associazioni o società sportive sparsi in maniera capillare sul territorio a cui gli atleti accedono per praticare la loro attività.
La distinzione fra sport dilettantistico e professionistico si è venuta a delineare nel corso del XX secolo ed è legata puramente all’aspetto economico: gli atleti professionisti vengono pagati per svolgere la loro attività e sono considerati a tutti gli effetti lavoratori dello spettacolo. Ai professionisti, tuttavia, è consentito partecipare a competizioni dilettantistiche anche ad alto livello come quelle olimpiche, purché rinuncino al compenso.
All’interno del tennis dilettantistico, l’attività può essere svolta a livello amatoriale o agonistico. L’attività agonistica prevede delle competizioni dove i singoli atleti o le squadre sono in gara fra di loro. Sia l’attività amatoriale che quella agonistica vengono praticate e promosse attraverso le associazioni o le società sportive. Queste hanno l’obbligatorietà anche giuridica di formarsi come associazioni e società sportive “dilettantistiche” (Asd o Ssd): nessuna associazione o società sportiva che non sia stata costituita con questa forma può essere affiliata alla Federazioni italiana tennis (Fit) o agli enti di promozione sportiva ed essere riconosciuta dal Coni. Solo le associazioni e le società sportive dilettantistiche vengono iscritte nel Registro delle società del Coni. Le associazioni e le società sportive dilettantistiche si devono affiliare alla Federazione italiana tennis e iscrivere nominativamente ogni loro associato: la tessera di iscrizione alla federazione può essere di tipo agonistico o non agonistico, a seconda del tipo di attività che intende svolgere l’atleta. Per partecipare a gare, campionati, tornei è indispensabile richiedere la tessera di tipo agonistico: la richiesta viene fatta alla Fit esclusivamente tramite l’associazione o la società sportiva presso la quale si svolge l’attività.
Quando un atleta richiede alla propria associazione o società sportiva una tessera di tipo agonistico, queste sono obbligate a chiedere all’atleta il Certificato medico di idoneità all’attività agonistica. L’associazione o la società sportiva consegnano all’atleta un apposito modulo di richiesta della visita medica. Con questa richiesta gli atleti si devono recare presso i Centri di medicina sportiva autorizzati ed effettuare alcuni esami al fine di escludere patologie che possano impedire lo svolgimento dell’attività agonistica. Una volta ottenuto il Certificato di idoneità, che va consegnato alla società o associazioni sportiva a cui è associato l’atleta, queste provvedono alla richiesta alla Fit della tessera agonistica. Con questo tipo di tessera è possibile partecipare a gare individuali o a squadre, campionati e tornei organizzati dalle associazioni o società sportive sotto l’egida della Fit e del Coni, o alle competizioni individuali o a squadre direttamente organizzate dalla Fit, che possono avere carattere provinciale, regionale o nazionale. I risultati delle competizioni individuali e a squadre sono tenuti e aggiornati dalla Fit, che ha il compito annuale di redigere le classifiche. Negli sport individuali, gli atleti di particolare interesse sono monitorati e visionati direttamente dal personale tecnico della Federazione. Campionati e competizioni individuali sono suddivisi, oltre che per fascia di età, anche per classifica o serie (A, B, C ecc.).
Le associazioni e le società sportive operano principalmente nelle strutture dedicate allo svolgimento dei vari sport, che possono essere di loro proprietà o di proprietà di enti pubblici o privati.