mercoledì 20 novembre 2013

Un alleato silenzioso in campo: la fiducia

In inglese si chiama “confidence” e quando c’è sembra che ogni cosa venga bene e con facilità. È la fiducia, qualcosa che ha parecchio a che fare con l’autostima. Ed è il miglior alleato che possiamo avere in campo.
Quando il giocatore si sente “in fiducia” dà il meglio di sé, e avverte quella bellissima sensazione che è il potere di ribaltare la partita a proprio vantaggio.
Ma la fiducia in se stessi può eccedere in sovrastima o precipitare nel pessimismo più nero: molto dipende dall’andamento della partita o della stagione agonistica, va e viene a seconda dei risultati, è influenzata dalle condizioni di vita. Dubbi, certezze e sconfitte devono essere affrontate sempre in modo costruttivo, senza punirsi eccessivamente. Per essere campioni va considerato anche il fattore mentale.
Sono molte le situazioni in cui la fiducia in se stessi entra con noi “in campo” e influenza il nostro rendimento immediato e futuro. Un giocatore solido mentalmente è colui che ha piena coscienza delle proprie potenzialità, ma sa accettare le sconfitte e trarne profitto per correggere gli errori, reagendo nel modo giusto alle situazioni sfavorevoli.
Le occasioni in cui ci si misura con il proprio livello di fiducia sono molteplici, negative e positive: sono le reazioni a queste situazioni che vanno gestite nel migliore dei modi. Ecco alcune tra le più frequenti.
° Come affronti un nuovo match decisamente alla tua portata dopo aver collezionato una serie di sconfitte in partite assolutamente non impossibili?
° Sei influenzato nei colpi successivi dagli errori commessi durante i punti precedenti?
° Hai lottato fino in fondo dando il meglio di te, ma hai perso la partita, come ti senti?
° Come reagisci quando la partita sta girando a tuo sfavore? E quando entra il campo la sfortuna?
° Cosa succede quando vinci una partita che pensavi di perdere?


L’eccesso di fiducia, la sovrastima, porta ad affrontare qualsiasi match con troppa superiorità, pensando anche di battere avversari decisamente superiori. A lungo andare, questo comporta la possibilità di subire un crollo psicologico. Se hai delle aspettative troppo alte, rischi di dover affrontare parecchie delusioni.
Un buon livello di fiducia porta ad avere atteggiamenti positivi e a reagire di fronte alle difficoltà; ma anche a essere realisti e ad accettare di cambiare strategie pur di raggiungere gli obiettivi. È necessario rispettare l’avversario, anche se sulla carta risulta inferiore, e affrontarlo sempre con la giusta prudenza, ma senza subirlo e senza usare troppa cautela, lasciando andare il braccio e fare il proprio gioco. Dubbi e incertezze possono sopraggiungere in qualsiasi momento, così come capita anche ai campioni, ma non si deve venire travolti nel baratro del pessimismo e si deve trovare la forza di reagire.
La fiducia può essere altalenante, ma non può esserci solo quando le cose vanno bene e sparire quando girano per il verso sbagliato. Durante i match i rendimenti dei giocatori subiscono sempre qualche calo: al primo momento negativo non si deve abbandonare la fiducia di ribaltare il risultato e pensare subito alla doccia. La fiducia in se stessi non deve necessariamente seguire sempre il risultato.
Se tendi sempre a sottovalutarti e credi di non farcela mai, difficilmente potrai ottenere buoni risultati. Se l’umiltà e la prudenza sono necessarie, non devono però essere predominanti in ogni occasione. Non giudicarti troppo severamente tutte le volte che le cose vanno male, perché la sfiducia in te stesso può portati a compiere scelte tattiche difficili o a tentare giocate che non sono alla tua portata. Anche se hai limitazioni tecniche, la determinazione e la tenacia a volte possono compensare: a tennis non sempre vince il migliore in campo. E soprattutto cerca di divertiti e di giocare sciolto: le insicurezze e le tensioni possono sparire se sai apprezzare il piacere di aver giocato al meglio delle tute capacità.